Lo Spazio Lightbox inaugura il 27 ottobre 2011 con la prima mostra in Italia dell’artista giapponese Ken Matsubara.
A volte gli incontri sono il risultato di una concatenazione di cause effetto tali da far pensare davvero che tutto, in fin dei conti, doveva essere già scritto. Quando abbiamo incontrato Ken Matsubara a Volta, durante Art Basel in giugno, il suo lavoro ci è sembrato perfetto per rappresentare l’inizio del percorso espositivo che Lightbox ha deciso d’intraprendere nel proprio spazio a Venezia. Ken è stato entusiasta del nostro invito e ha cominciato subito a preparare la mostra.
Ken Matsubara è un artista noto in Giappone e negli Stati Uniti, il cui lavoro si nutre d’immagini legate ai volti della memoria personale e collettiva. Le fotografie e i frammenti video che utilizza nelle sue installazioni sembrano affiorare da un passato recente, dalla memoria familiare, come riemersi da una vecchia soffitta piena di ricordi. Ken rivitalizza queste immagini nelle sue opere, trovando loro un posto attivo nella costruzione di un ambiente presente. Le sue installazioni catturano lo sguardo e non ci lasciano mai indifferenti, perché toccano le corde del nostro inconscio collettivo.
In un anno così particolare per il Giappone, colpito dal recentissimo tsunami, i volti della memoria che emergono dall’acqua, realizzati appositamente per Lightbox in Vietnam, assumono un senso emotivo ed emozionale ancora più carico e si legano liricamente a doppio filo all’inesorabile destino di Venezia. Il senso di vertigine di un mondo sull’orlo dell’abisso apocalittico crea un senso di profondo spaesamento.
La memoria gioca, dunque, un ruolo fondamentale. Il racconto delle origini ci aiuta a ritrovare il nostro posto nel mondo. Le immagini del passato contribuiscono alla lenta messa a fuoco di una possibile identità presente, ci guidano nello sforzo, prima d’individuare e poi di collegare i punti di un universo smaterializzato. Le scatole di Ken Matsubara contengono al contempo la perdita e il ritrovamento di un “io” in costante ricerca di se stesso.
Molte delle immagini in movimento, come per esempio le nuvole di fumo della serie Winter Dream – Cloud, ci appaiono come spezzoni tratti da un mondo onirico. Anche i sogni sono altre orme della nostra storia, l’eco di altre vite vissute da frammenti di noi stessi.
Nelle opere di Ken Matsubara riusciamo dunque a trovare le tracce per provare a dare un senso al destino del mondo, a quella storia universale che unisce tutti gli uomini della terra, accomunati da un medesimo destino: sotto lo stesso cielo, sommersi dai medesimi flutti.
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